sabato 19 novembre 2011
venerdì 30 settembre 2011
ASPIO 1945
Sotto casa nostra abitava una famiglia di operai: padre, madre e vari figli, tra cui uno di due anni che era continuamente attaccato al petto della madre che gli serviva da “ciucio”, in quanto non veniva una goccia di latte.
Il maggiore dei figli - diciotto anni - era spavaldo, si era dato al mercato nero e da ogni tasca della giacca spuntavano le famose Am-Lire.
Automobili arrivavano, partivano, si scaricava, si caricava. Non si capiva proprio nulla!
La mia famiglia ricorreva al ragazzo per comperare lo zucchero che veniva spudoratamente venduto nel 1945 a mille Lire al chilo. A peso d’oro!
Un brutto giorno arriva la Polizia italiana e alleata a sirene spiegate: tutta la famiglia era stata fatta distendere a terra sotto tiro di fucile.
Era la prima volta che anche noi eravamo coinvolti negli interrogatori. Finalmente veniamo a sapere che nella notte il giovane aveva ucciso un mercante e gli aveva portato via i soldi cuciti nella fodera della giacca che era stata ridotta in brandelli.
Mio padre volle assistere al processo in Assise ad Ancona e sul più bello, quando il ragazzo era stato portato in aula in catene, ha osato rivolgersi a lui ridendo e gridando: “Professo’, le vuole compra’ queste?” - indicando le catene.
Mio padre si è trovato al centro della curiosità e pallido il volto per la vergogna di conoscere simili persone, lui che non ha mai rubato uno spillo a nessuno. “Siamo persone oneste!”. E un velo di pietà si è steso sulla famiglia del nostro cortile.N.A.
MARCHE
Per tutta la seconda guerra mondiale il mio incubo costante è stata la fame. Già dalla mattina, quando andavo al forno, ingoiavo in un baleno e due panini forniti dalla “tessera”. E poi acqua, acqua per saziare il mio stomaco quasi sempre vuoto.
Un giorno vengo a sapere che un una fattoria distante qualche chilometro dalla casa di noi sfollati si vende del latte. Corro anch’io con due fiaschi; tanta è la pena che faccio con due occhiaie fonde da denutrita che un vecchietto mi allunga la mano e mi fa la carità: cinquanta centesimi.
Resto di sasso, mi sale la commozione alla gola e do libero sfogo al mio pianto. Sogno una tazza di latte caldo e non solo per me, ma a casa c’è mio padre, sfuggito ai rastrellamenti, e mia madre che mi aspettano in ansia. Ma nella fretta cado e i due fiaschi di latte vanno in frantumi. Tanto è il dolore che mi distendo in un fosso e aspetto di morire.
A tarda notte cominciano le ricerche e vengo trovata nella scarpata del fosso senza forze.
N.A.
N.A.
lunedì 15 agosto 2011
IL VIAGGIO DELLA MEMORIA
Mi porta lontano
questo viaggio della memoria,
quando a sera un altro giorno
della vita muore ed un altro
sorge sulle campagne friulane
così troppo presto abbandonate
ma che sempre il cuore ritrova
nei ricordi che là ho lasciato.
Rivedo i poveri cortili delle case,
i prati collinari dei magredi,
le vigne sparse tra i campi
di granoturco e frumento,
i boschetti nei difficili coltivi,
le acque saltellanti dei torrenti
tra bianche ghiaie dei monti,
e poi silenziose verso il mare.
E mi soffermo al tramontare
sui carri stanchi che fanno ritorno
al suono dolce della campana
che nel petto rintocca e pare la voce
d’una madre che i figli chiama.
Piccoli paesi odorosi di fieno e letame,
con le vecchie case di coppi rossi
strette a ridosso delle chiese,
le bianche piazze con il pozzo,
le osterie dove stare un pò insieme.
Ed ancora inseguo le stagioni,
i giorni opalescenti dell’inverno
chiusi nei silenzi di brina e neve,
i venti profumati della primavera,
gli infuocati tramonti dell’estate
che mescola i colori del cielo
con quello dei campi dall’afa stremati.
Sì, questo viaggio non ha fine
se il distacco non si perde
nel tempo dell’oblio e sente
ancora struggente le voci là rimaste,
se ritrovo all’ombra dei platani
di quelle amate strade la mia pace.
C.U.
mercoledì 11 maggio 2011
LE CIMICI
Nessuno sa quello che vuol dire essere assaliti dalle cimici. Proprio le cimici! Che orrore!
Durante i miei forzati pellegrinaggi da sfollata, ci è capitato di trovare a fatica un piccolo appartamento costituito da cucina, camera e un gabinetto all’aperto. Dopo aver aperto i nostri fagotti e messo un po’ in ordine le nostre cose, ci corichiamo. Eravamo stanchi, sfiniti, avevamo attraversato il fronte sotto le granate su un motocarro che trasportava gabbie di galline.
Nel cuore della notte cominciamo a sentire prurito, ci svegliamo, accendiamo la luce e con schifo constatiamo di essere assaliti (babbo, mamma ed io) da una marea di bestioline rosse che ci pungevano e correvano da ogni parte. Un urlo di disperazione! Che fare? Dopo varie informazioni si è cominciata l’opera di disinfestazione: fuoco alle reti di ferro nei cui interstizi si nascondevano le bestioline. Questo calvario si doveva ripetere ogni giorno e per isolare il letto si dovevano immergere i piedi in barattoli pieni di DDT per impedirne l’assalto.
N.
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